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| La zoppìa educativa
L’infiorescenza civile che da qualche anno trascorre la Capitale del Paese va correlata, se vuole essere (e certamente lo vuole), sviluppo consolidato ed equilibrato, ad un progetto globale di acculturazione. Quest’ultima oggi va intesa come adattamento a nuovi e più avanzati contesti socio-culturali, mediante l’acquisizione generalizzata, ampia ed interconnessa, di conoscenze via via aggiornate. La domanda da porsi è quindi se Roma abbia un tale progetto, quali ne siano, nell’affermativa, addendi e percorsi, se esso vada nel senso dello sviluppo complessivo del Paese, e, anche, se non possa concorrere, in doverosa positiva ambizione, a determinarlo e qualificarlo.
Uno sguardo semplicemente preliminare, come questa nota pretende - da approfondire quindi ulteriormente - può consentire una risposta, anche se provvisoria. Si aggiunga che, nel quadro generale di arretratezza e disequilibrio del sistema educativo del Paese, documentato dalla ricerca UNLA-UCSA “Volar sanz’ali” (1) l’ipotesi più coerente con l’avanzamento mirato del sistema di distribuzione delle conoscenze in una società quaternaria può essere un diverso intervento che le consuete scansioni scolastiche non consentono. Queste spesso registrano le aporie tipiche della sostanziale disattenzione politica alla scuola, pari solo alle ripetute conclamazioni verbali. Tale intervento ha un nome: investimenti strategici. La dirigenza capitolina, insomma, potrebbe non tanto inseguire i percorsi governativi che vanno dalle indiscriminate potature finanziarie al disimpegno devoluzionistico, causa non secondaria, quest’ultimo, di un vistoso effetto di disaffezione dei protagonisti della transazione educativa, quanto esprimere un proprio modello coerente col ruolo della Capitale e ambiziosamente trascinante. In questo quadro, si dovrebbe procedere ad una riflessione di investimento strategico nell’Educazione degli Adulti (EDA) come aspetto propulsivo di un sistema di Educazione Permanente (E.P.). I poteri locali, infatti, non potranno che cominciare da qua (hic Rhodus): e la legge che assegna tale compito alle nuove sovranità devolute può essere utilizzata per un riassestamento del sistema complessivo, man mano che le competenze centrali vengono trasferite. Un occhio attento scorgerà in questo cambio di ottica dai poteri centrali alle new sovereignties una dimensione politica da cogliere in positivo.
Su queste premesse, l’UCSA ha elaborato un breve schema di dati che consentono di rilevare la distribuzione delle conoscenze attestate dal possesso dei titoli di studio dei cittadini romani al 2003. La tabella A riporta il quadro degli alfabeti a Roma. Va detto che la dizione alfabeti, elaborata dall’UNLA, corrisponde a quella di “a rischio alfabetico”, così viene definito dal MIUR – INVALSI. (1) v: S. Avveduto: “Volar sanz’ali” – 3ª Ed. – Giugno 2004 – I.P.S. - Roma Tabella A Alfabeti (a rischio alfabetico) per possesso di titolo di studio
Fonte:elaborazione UCSA su dati del Comune di Roma Sul totale della popolazione rilevata (2.580.003 unità), risulta quindi che quasi il 53% dei romani è a rischio alfabetico. Il contingente più vasto è quello dei possessori di licenza elementare o nessun titolo -di fatto analfabeti- (716.550 unità) mentre i romani provvisti del titolo liminare, quello di scuola media, sono 646.648. Questo significa, secondo una ormai classica assunzione dell’Unesco, che 1.363.198 romani non sono in grado di leggere e riassumere un breve documento di tipo giornalistico o orientarsi al minimo sui complessi impulsi della società della conoscenza del nostro tempo. Va poi rilevato che nel serbatoio degli alfabeti, i romani “fuori” della Costituzione (in possesso di licenza elementare o senza titolo: 716.550) superano i romani “osservanti” della norma degli otto anni di scolarità obbligatoria (646.648). Va ricordato che l’obbligo scolastico costituzionale di otto anni è operativo da circa due generazioni ed è ora esteso ai sedicenni.
Sarebbe opportuno riflettere sulle conseguenze di questo basso livello delle conoscenze di base sul corretto funzionamento delle istituzioni della vita collettiva (un solo esempio: i referendum). Si aggiunga che il segmento complessivo della popolazione in tab.A è il più esposto al rischio alfabetico verticale che comporta il regresso al titolo di studio inferiore, quando esso non sia stato esercitato convenientemente per cinque anni: ed è presumibile che questa sia, a Roma come altrove, normalità. Al milione e quattrocentomila circa di romani educativamente “sommersi” per usare un termine caro a Primo Levi, fa riscontro un totale corposamente inferiore (47,10%) di “salvati” e cioè di romani con titolo di studio superiore all’obbligo (1.216.805). Tabella B
Popolazione in possesso di titolo di studio post-obbligo
Fonte:elaborazione UCSA su dati del Comune di Roma La media dei Paesi europei paragonabili al nostro è dell’ 85% (v. OCSE: Education at a Glance 2004), se si escludono Turchia e Portogallo che chiudono, precedendo l’Italia, la serie (2). La distribuzione complessiva dei titoli di studio nella popolazione romana traspare dalla tabella C. (2) v. “Volar sanz’ali” – cit. grafico n° 2 pag. 14 Tabella C
Distribuzione complessiva dei titoli di studio
Fonte:elaborazione UCSA su dati del Comune di Roma
Va anche detto che è disponibile una scomposizione per sesso (qui non riportata per brevità) dei totali. Da essa la percentuale della popolazione femminile acculturata appare decisamente in testa. Come si vede, abbiamo a Roma una piramide educativa appuntita su base molto estesa. Un moderno sistema di formazione esige invece, se vuole essere socialmente corretto ed equilibrato, un intervento su quella piramide che una politica di EDA dovrebbe trasformare, in tempi definiti, in tronco di cono. Un confronto interessante di aree comparabili può essere tentato fra la situazione educativa di Roma e quella di Milano. La Capitale lombarda, già al 1991, (ultimi dati disponibili) forniva le seguenti evidenze:
Tabella D
Distribuzione complessiva dei titoli di studio a Milano (popolazione al 1991 – 1316.640 unità)
Fonte:elaborazione UCSA su dati del Comune di Milano
L’esame comparativo fra i due impianti educativi risulta come segue: Tabella E
Distribuzione totale e percentuali dei titoli di studio a Roma e Milano
* così accorpati non essendo disponibili dati distinti per Milano Fonte:elaborazione UCSA su dati del Comune di Milano Com’è chiaro, l’albero educativo” di Milano si dimostra (già al 1991, in atto il quadro potrebbe essere ancora migliorato) più equilibrato e coerente nel rapporto “radici – fusto – chioma” di quello della Capitale. Vale infine la pena, richiamando quest’ultimo requisito-effetto “chioma-radici” - (più folta è la chioma dei titoli di studio elevati, più alte e vaste dovranno essere le radici degli attuali alfabeti da trasferire al “post-obbligo”) dare uno sguardo riassuntivo al capitale umano a Roma, studenti e laureati. Tabella F
Fonte: MIUR – Comitato per la valutazione del sistema universitario – Rilevazione nuclei 2004 Il rapporto 225.061 (i laureati non sono tra l’altro tutti incardinati a Roma) sul totale della popolazione di 2.580.003 unità è di 8,72% ed esprime quello che si può definire lo squilibrio nel panorama educativo globale dei cittadini della Capitale. La quale si presenta - per riprendere l’immagine prima usata – come un albero a chioma stretta ed alta su di un fusto esiguo e radici sproporzionatamente estese Anche a non voler considerare quest’ultimo rapporto sbilanciato, va conclusivamente rilevata una doppia zoppìa nel sistema dei titoli di studio posseduti dai cittadini romani: la prima degli evasori dell’obbligo scolastico 716.550 unità rispetto alle 646.648 in regola con la Costituzione; la seconda degli “alfabeti” e cioè osservanti ed inosservanti dell’obbligo: 1.363.198 unità rispetto ai possessori di titolo post-obbligo 1.216.803 (v. box) .
Box La doppia zoppìa educativa della popolazione romana Iª) 716.550 evasori dell’obbligo scolastico 646.648 possessori di licenza medi IIª) 1.363.198 a rischio alfabetico 1.216.803 in possesso di titolo di studio superiore all’obbligo
Il punto di partenza che i dati esposti impongono è chiaro. Da esso può dipanarsi una politica di ampia ed equilibrata diffusione del sapere di base nella Capitale con appropriatezza di modi e forme, mediante un organico e strategico progetto di Educazione degli Adulti (EDA). Il ruolo che la dirigenza capitolina va meritoriamente svolgendo nei paesi sfavoriti, dall’Africa all’America latina, andrebbe pertanto correlato all’intervento di riequilibrio dell’offerta educativa fra le generazioni, che qui si propone per Roma, memori, come non si può non essere,della risposta che Pippo ‘Bbono, alias S. Filippo Neri, era solito dare a chi lo criticava per la sua scarsa sensibilità ai poveri lontani: “le mie Indie sono Trastevere”
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