...::: Università di Castel Sant'Angelo - U.C.S.A. :::... 
Università di Castel Sant'Angelo
Confederazione Nazionale delle Università Popolari (CNUPI)
in convenzione con l'Università "La Sapienza" di Roma
Mappa1 utente on line


 Login
   
    
 Ricordati di me
Iscriviti
Password dimenticata?

 FACOLTA'
 :: U.C.S.A.
 :: Dove siamo: Nuova Sede Corso Vittorio Emanuele II, 217
 :: Chi siamo
 :: Contatti
 :: Organigramma
 :: Statuto

 DIPARTIMENTI
 :: Lingue Europee
 :: Informatica
 :: Arti Visive Musicali Spettacolo
 :: Letteratura Storia Filosofia
 :: Psicologia
 :: Scienze
 :: Giurisprudenza
 :: Ristorazione

 EVENTI
 :: Premiazione Socio UNLA Pierfrancesco CARINO
 :: Convegno 1994-2004

 DOCENTI

 La Connessione Educativa

La Connessione Educativa

Strategia  e innovazioni per il sistema formativo nella XVa legislatura

 Giugno 2006

 

 

Per chi fa ricerca,

il prossimo lunedì

è più interessante di quello passato.

                       

                        (George Steiner)

 

 

 

N.B.  Questo documento, predisposto dal Presidente dell’UNLA e dell’UCSA Prof. Saverio Avveduto, è stato redatto d’intesa e con l’apporto degli organi direttivi dei due Enti. La responsabilità complessiva del testo è tuttavia solo dell’estensore.

 

            



 Sommario
 I.      La situazione pregressa e in progress.

 

1.      La priorità verbale.

2.      Le dotazioni finanziarie.

3.      Un constat d’impuissance.

4.      Un pre-impianto formativo per la XVa legislatura.

 

 

 

          II.      Il futuro prossimo

 

5.      Politica scolastica come politica sociale.

6.      La “Croce del Sud”.

7.      La prima connessione educativa.

8.      Gli ana-alfabeti.

9.      La tenaglia educativa.

10.  Istruzione ed economia

11.  La connessione geografica

12.  L’arco Nord-Sud

 

 La situazione pregressa e in progress

I)                   

 1)      La priorità verbale.

Una costante altamente significativa dei programmi di tutti i Governi del secondo dopoguerra è stata, indiscutibilmente, l’enfasi sulla priorità da assegnare ai problemi dell’istruzione e della ricerca scientifica. E’ tuttavia questa consapevolezza verbale è stata nella pratica disattesa con pari costanza. All’altro capo della asserita priorità sono stati e stanno, infatti, da un lato il declino inarrestato, anche in termini assoluti, degli investimenti finanziari, e, dall’altro, l’assenza di una sia pur minima strategia complessiva degli interventi.

2)      Le dotazioni finanziarie.

Un breve cenno alle risorse. Per il solo biennio 2005-2006, il totale di bilancio del MIUR espone una dotazione di 50.797,0 milioni di euro nel 2005, ridotti a 50.443,7 per il 2006 con previsione, per il 2007, di 50.077,7 (Senato, bilancio MIUR 2005, pag.X).

3)      Un constat d’impuissance.

Un giudizio sintetico a posteriori, per dirla kantianamente, sull’eredità formativa delle ultime legislature, può assommarsi in tre punti: per quanto riguarda le strutture, la riforma della secondaria superiore, dell’Università e della Ricerca, e, come “filosofia” generale, una visione aziendalistica dei processi educativi.

Obiettivamente, l’eredità è in rosso: ne è dimostrazione inequivoca, da un lato, il rinvio delle norme faticosamente approvate e, dall’altro, il compatto rifiuto dei destinatari del servizio, sostanziato da scioperi ripetuti e da una inedita corale minaccia di dimissioni in massa dei Rettori universitari.

La politica sembra essersi finora mossa nel proprio acquario, scambiandolo per mare aperto: una constatazione d’impotenza, per usare un noto lemma giuridico francese.

Ci ritroviamo adesso con un impianto formativo 14-24 anni a pezzi sconnessi, con un sistema-ricerca mediocrizzato e, infine, con la ventata aziendalistica spenta per rigetto. Il tutto accompagnato da un “privatismo” che, oltre a consistenti ed inappropriati flussi finanziari a favore di strutture di basso profilo, spesso autoreferenziali, ha messo in atto interventi schizoidi – un solo esempio, circa 200.000 professori precari a fronte dei 21.000 docenti di religione immessi in ruolo – e talora atti simbolici (ma il simbolo è spesso diabolico) quale la cancellazione della qualifica “pubblica” dell’intestazione del Ministero.

Segno materiale della calcificazione della scuola, le vetuste strutture fisiche. Si attende ancora, da parte della mano pubblica, l’impianto autonomo e generalizzato di edifici scolastici ad hoc (abbandonando vecchi palazzi fatiscenti, conventi e caserme) rispondenti scientificamente a contenuti avanzati e innovativi (scuole del territorio).

4)      Un  pre-impianto formativo per la XVa legislatura.

Nel riflettere preliminarmente sulla strategia da adottare , la stagione politica che si apre dovrebbe anzitutto riguadagnare il rapporto scuola-società e tenere attentamente d’occhio gli impulsi mutuabili che provengono dalle sedi internazionali, soprattutto dall’OCSE: modelli del tipo recepito nel seguito di questo documento. E quindi riflettere sulla convenienza a ripercorrere la insistita politica formativa italiana del dopoguerra, con il ricorso pressochè esclusivo alla cosiddetta ingegneria scolastica e cioè alla modifica delle strutture organizzative scisse dai contenuti e da un quadro di insieme.

Dopo l’unico ed ultimo intervento autenticamente innovatore (scuola media, 1962) centrato sull’unificazione dei due percorsi prima distinti e l’individuazione dei contenuti obiettivamente avanzati del sapere minimo garantito, si è sempre inseguito il mito della riforma del secondario e dell’Università, mediante “architetture pesanti”.

Sulle ceneri ormai fredde della XIVa legislatura, rimane la constatazione che non si possa innovare la scuola agendo soltanto sugli impianti formali e pretermettendo gli interventi qualitativi sull’utenza scolastica: i docenti in primis, (con la formazione degli educatori degli adulti, affidata per legge, finora inosservata, all’Università), e la costituzione di nuovi messaggi formativi, assieme all’individuazione appropriata di avanzate modalità della loro trasmissione: il tutto nel quadro di una più vasta e articolata platea dei destinatari.

 

 Il futuro prossimo

II)               

 5)  Politica scolastica come politica sociale

Una decisa inversione di rotta è a questo punto indispensabile. E il dato di partenza non può che essere la convinzione asseverata che la politica scolastica è l’asse portante della politica sociale. Il che implica un approccio multiplo al problema della scuola, da impiantare sul rinnovato assetto del sistema scuola-società nell’Italia del nostro tempo.

Già dagli anni 60’ l’OCSE propone architetture leggere per la scuola e cioè non più impianti di strutture fisse nel tempo, che l’innovazione sociale supera a breve, ma, per così dire, riforme capaci di autorinnovarsi ininterrottamente, autonomamente, ma con un forte monitoraggio centrale. E indica, come percorso preliminare, la riduzione e non l’allungamento delle attuali annualità scolastiche per consentire ritorni programmati nel tempo, le “classi mobili” e cioè aggregazioni variabili di allievi secondo specifici percorsi formativi (scolarizzazione ricorrente), nel quadro, già operante in vari Paesi occidentali, dell’educazione permanente : il tutto mediante l’ingresso istituzionalizzato degli adulti in attività di formazione lungo tutto l’arco della vita.

6) La “Croce del Sud”.

E’ questo il taglio innovativo della ricerca UNLA-UCSA “La Croce del Sud” (I.P.S. Roma 2°ed. 2006). La tesi di fondo dell’elaborato è che parlare di scuola, come di solito accade, riferendosi solo all’apparato educativo dai tre ai ventiquattro anni, è riduttivo e fuorviante. Sarebbe come camminare su di una gamba sola e quindi zoppicando. 

Due terzi e più dei cittadini italiani vengono infatti così condannati alla perdita, inarrestata, delle loro conoscenze di base che, se non adeguatamente coltivate, decadono, ad unanime giudizio degli studiosi, ogni cinque anni.

7) La prima connessione educativa.

Da qui la necessità di impiantare, nella competenza congiunta Stato-Regioni, un sistema di educazione permanente che consenta a tutti un’opportuna irradiazione formativa ininterrotta.

La sfida è quindi triplice: allargare, consolidare e servire adeguatamente l’utenza scolastica tradizionale secondo modalità avanzate, riportare nel circuito educativo minimo gli italiani che ne sono usciti rimanendone creditori, impiantare un sistema di educazione permanente che tocchi con scadenze programmate il maggior numero possibile di cittadini, assicurando nel tempo stesso un’acconcia stabilità formativa per tutti.

Questa connessione intergenerazionale, presente da tempo altrove - specie nei paesi europei non mediterranei - andrebbe prioritariamente compresa nel nostro sistema di apprendimento.

Per far questo, occorre anzitutto “innervare” con conveniente saggezza il sistema di EDA in quello della Istruzione Pubblica formale. Dovrà farsi leva sull’autonomia della formazione, connessa, dei giovani e degli adulti, riducendo, secondo la direttiva OCSE del 1960 alla quale si è già accennato, gli attuali anni del tradizionale percorso scolastico riservato ai giovani, a favore della generalità dell’utenza e con traguardi di “rientro” mirati. Una legge organica, ma ad architettura leggera, per la creazione di un sistema di EDA che coinvolga Stato-Regioni, è destinata a sostenere questo impianto, come i plinti un edificio alla Nervi. Addendum: una certificazione pubblica degli apprendimenti non formali è un ovvio corollario del nuovo edificio.

Ma è soprattutto ad un progetto-qualità che bisogna far ricorso. L’ OCSE suggerisce tale impegno ed ha presentato quale esempio clamoroso della arretratezza scolastica italiana i risultati del progetto PISA (preparazione scientifica degli studenti medi), che colloca agli ultimi posti i nostri giovani.

In tale contesto, va collocato il sapiente equilibrio fra l’autodeterminazione locale (le riforme ininterrotte alle quali si è accennato), con il monitoraggio sostanziale di una regia centrale e infine l’innesto meditato di un corpus di tecnici ad alto livello scientifico: l’esempio più calzante può essere quello degli Ispettori di Sua Maestà del Regno Unito.

Punto di partenza della citata ricerca è l’analisi degli ultimi dati Istat sull’istruzione nel nostro Paese.

Nel 2001, anno dell’ultimo censimento, i cittadini italiani, quanto a scolarità, formano una piramide, appuntita (vedi grafico). Al vertice, 7,5% di laureati (circa 4 milioni); alla base 36,5% (ben cinque volte) di italiani senza alcun titolo di studio o in possesso della sola licenza elementare: circa 20 milioni di italiani su 53 censiti.

Grafico n. 1

La piramide educativa nell’Italia del 2001

                                                                          Laurea 7,51%

Secondaria  superiore 25,85% 

Sc.media 30,12%

Sc. elementare,nessun titolo  36,52%

 

N.B.   % sul totale della popolazione da sei anni in su: 53.854.000 milioni ( arrotondati)

Fonte: Istat -censimento 2001 – Tav: grado di istruzione

 

Impressionante, la platea degli analfabeti totali e dei “nessun titolo”: 5.981.579: quasi 12 italiani su cento sono oggi di fatto ana-alfabeti.

8)   Gli ana-alfabeti.

Se si sommano i possessori della sola licenza elementare e quelli della scuola media – titoli insufficienti a vivere con piena consapevolezza e a produrre adeguatamente nel mondo di oggi – si calcolano in quasi 36 milioni (il 66% circa della popolazione) gli italiani “ana-alfabeti” e cioè del tutto analfabeti o appena alfabeti.

Negli ultimi dieci anni - l’intervallo censuario fra il 1991 e il 2001 - la situazione non è mutata di molto: lo stesso numero di laureati, lo stesso sottosuolo educativo di circa il 66%, una variazione in più dell’1,19% degli italiani raggiunti dalla scuola: l’offerta educativa è stata sostanzialmente ferma.

La prima ed allarmante implicazione di questi dati per la politica scolastica italiana è costituita dall’obiettivo che i Paesi UE si sono dati a Lisbona nel 2000 e cioè di accrescere i loro scolarizzati dell’11% entro il 2010.

Se nei dieci anni passati essi sono aumentati dell’1%, i conti, per i prossimi dieci, in assenza di interventi forti, son presto fatti.

Disaggregando per regione i dati nazionali, emergono situazioni inquietanti.

Nove regioni italiane, la metà circa,sono oltre il limite, che gli studiosi considerano di allarme, per popolazione senza titolo di studio: l’8%.

La regione più ana-alfabeta è la Basilicata (13,8%) seguita dalla Calabria (13,2%) dal Molise (12,2) dalla Sicilia (11,3) dalla Puglia (10,8) dall’Abruzzo (9,8) dalla Campania (9,3), dalla Sardegna (9,1) e infine dall’Umbria (8,4): è la Croce del Sud!

9) La tenaglia educativa.

Sorprendentemente, alcune di queste regioni hanno un alto tasso di laureati: questa contraddizione è la tenaglia educativa: la Calabria, per esempio, ha più laureati della Lombardia, del Piemonte, dell’Emilia - Romagna e del Veneto.

Altra sorpresa, la distribuzione degli ana-alfabeti per grandi Comuni (oltre 250 mila abitanti), Catania con l’8,4% è la grande città più ana-alfabeta d’Italia, seguita da Palermo (7,4) Bari (6,7) Napoli (6,2).

La nostra collocazione internazionale fra i Paesi più istruiti (OCSE 2004), vede l’Italia al terz’ultimo posto tra 30 concorrenti: ci seguono solo Portogallo e Messico.

10) Istruzione ed economia.

Va anche considerato uno dei più drammatici nodi del sistema-Italia connesso al quadro educativo: il declino economico.

Su richiesta dell’Università di Castel Sant’Angelo, l’OCSE ha fornito i dati che accertano il possesso di un titolo d’istruzione superiore nella forza lavoro 25-64 anni. Su 11 Paesi considerati, l’Italia è all’ultimo posto per addetti alla produzione di merci e servizi in possesso di qualifica universitaria e oltre.

La vistosa “zoppia educativa” italiana si rivela qui come concausa pesante della debolezza del sistema economico nazionale.

Per converso, si calcola che la semplice spalmatura di conoscenze aggiornate sulla massa della popolazione consentirebbe, in prospettiva, l’aumento del PIL di un punto percentuale l’anno.

In coerenza con il suo impianto globale, l’analisi allarga lo sguardo al patrimonio ricerca italiano. Non è tanto la conferma, scontata, che l’Italia è in coda per numero di ricercatori, spese per l’Università e la scienza, quanto -sorpresa positiva- che, a parità di condizioni, i nostri ricercatori sono fra i più produttivi nelle aree di punta tra i principali Paesi avanzati.

Abbiamo un capitale umano di prima qualità, occorre saperlo sfruttare anche per processi ampi di ammodernamento culturale e propulsione economica del Paese. Nel solo 2003, ha accertato il CNR, circa 6.000 ricercatori italiani ad alta qualificazione  sono emigrati negli USA: ci sveniamo per l’America.

Incredibilmente, il passato Governo ha, in limine mortis, congelato il programma “ritorno dei cervelli”, che pur nella sua inadeguatezza di fondo, segnalava una possibile inversione di tendenza.

11) La connessione geografica.

Si  colloca in questa organica politica di interventi il secondo aspetto della connessione educativa, quello geo-politico.

La linea emergente passa attraverso quello che a prima vista potrebbe essere considerato un paradosso: la ripresa e il rilancio dell’economia del Nord del Paese sono legati al decollo spinto dello sviluppo del Sud con la cancellazione dell’arretratezza educativa sopra evidenziata e il conseguente ricolmo degli squilibri, prima esposti, Nord-Sud.

La dirigenza politica del MIUR ha finora costantemente ristretto il proprio ambito di azione alla scuola tradizionale, lasciando deperire quanto la XIII legislatura aveva avviato con interventi progressisti dovuti soprattutto all’allora Ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro e statuendo, con pubbliche dichiarazioni, il proprio disinteresse per l’educazione degli adulti.

Un’ulteriore connessione socio-geografica emerge.

Dopo le storiche migrazioni post-belliche dal Sud al Nord Italia ed il loro successivo affievolirsi, la Svimez (2-3/2005) testimonia un’imponente ripresa dei flussi - questa volta di capitale umano qualificato - dal Sud verso il Nord.

Le rilevazioni Istat del 1998 e 2003 evidenziano infatti che il 55% di studenti meridionali trasferitisi al Nord per motivi di studio vi restano; nello stesso arco di tempo la fuga di capitale umano qualificato del Sud al Nord ha raggiunto la media annua del 14% mentre solo lo 0,8% di laureati settentrionali è andato a lavorare nel Mezzogiorno. Questo inedito flusso migratorio di alto livello si allarga ora significativamente poiché dal Sud si spostano non solo i migliori laureati, ma anche quelli con media qualificazione ( voto di laurea 100/110).

Il Mezzogiorno, conclude la Svimez, ha ripreso il “ruolo di regione fornitrice di risorse umane altamente  qualificate che non trovano adeguato impiego all’interno dell’area”.

Ultima perversa connotazione: sono profondamente insoddisfatti sia i giovani qualificati rimasti al Sud sia quelli emigrati al Nord.  

12) L’arco Nord - Sud.

Il destino economico dell’Italia legato, va da sé, ai processi di globalizzazione da una parte e dall’altra all’aggancio con le economie più avanzate del Nord Europa ha, per i prossimi 50 anni, un destino ineluttabile: l’area mediterranea  - e non va inoltre dimenticata la normale lentezza da isteresi dei processi educativi rispetto all’andamento asintotico dei movimenti sociali (processi interagenti e da trattare in congiunzione) -. Negli anni che arrivano, a  quell’area faranno capo, con possibile ricaduta nell’economia del nostro Paese - pena il dirottamento sulla Grecia e sulla Spagna - i flussi di traffico sul Mediterraneo. La confluenza sull’Italia (definita dagli esperti Piazza d’Oro), delle quattro grandi vie,l’Ambra dal Nord, la Seta dall’Oriente, il Cotone dal sud-America e l’Avorio dall’Africa, fanno del Mediterraneo il lago elettivo del nostro sviluppo.

In quest’ottica, il volano del Mezzogiorno del nostro Paese diventa determinante. Se vogliamo tentare di cogliere questa possibile sfida che avanza, non ci si può far trovare con un Sud calcificato al traino.

Per questo l’UNLA e la sua Università offrono – fra le varie Agenzie, va da sé – l’utilizzo avanzato dei propri Centri di Cultura per l’Educazione Permanente (CCEP) ubicati strategicamente nelle sfidanti aree periferiche del Centro-Sud.

La cartina allegata presenta la mappa dei terminali UNLA ivi operanti. E’ rivelatore il loro insediamento in città di modesta dimensione e a dislocazione periferica. In essi l’Unione da 50 anni agisce - e continua ad agire - come lievito per la modernizzazione culturale del nostro Mezzogiorno.

“Imagine the world without us” sbandiera la compagnia di aerotaxi fra New York e Washington: altrettanto potrebbe dirsi  per il Sud, se l’UNLA non fosse esistita o non esistesse.

Ma l’impegno politico di oggi travalica l’ordinaria amministrazione. Occorre muoversi verso un “piano Sud” sul quale convergano i molteplici impulsi che sono stati prima evidenziati.

E per questa convergenza l’UNLA e l’UCSA sono pronte, ancora una volta, a fare la loro parte.

 

 
 EVENTI 2009 - 2010
 :: Inaugurazione a.a. 2009-2010
 :: Ottobre 2009 - Master di I° Livello in Diritto Internazionale Umanitario e Atti persecutori”.
 :: 8 Giugno 2009 - Chiusura 26° a.a.
 :: "Primavera dell'Europa" - Concorso per studenti
 :: Premio Letterario 2010
 :: Bando Certamen Poesia Latina 2010
 :: Schede Adesione
 :: Inaugurazione a.a. 2008-2009 - 29 settembre 2008
 :: Chiusura XXV a.a. UCSA - 4 giugno 2008
 :: Inaugurazione XXV a.a. UCSA
 :: Chiusura a.a. 06-07
 :: Inaugurazione a.a.2006-2007
 :: Chiusura XXIII a.a. UCSA - 9 giugno

 INCONTRI
 :: Presentazione Volume- 19 Settembre 2007
 :: Libreria Croce

 CONVEGNI
 :: Giornata mondiale dell'alfabetizzazione - 8 settembre 2009
 :: Giornata mondiale dell'alfabetizzazione - 8 settembre 2008
 :: Settimana della Cultura Scientifica 10-14 marzo 2008
 :: Convegno 23/9/07
 :: L'UNLA ha 60 anni!
 :: "L'Europa ha 50 anni" - 21 Marzo 2007
 :: "Per chi suona Campanella"

 PROGETTI
 :: 2° anno del Progetto Formazione di Base per l'utilizzo formativo...

 Pubblicazioni
 :: Lezioni Scelte 9°
 :: Conference Report -3rd European eLearning Conference July 2006 at Dipoli, Finland
 ::  e3L3 : eLearning formula -Dr. Pierfrancesco Carino
 :: La Connessione Educativa
 :: Rapporto di attività 2005
 :: Rassegna Stampa
 :: La Croce del Sud
 :: Lezioni scelte - 8°
 :: La zoppìa educativa
 :: Volar sanz'ali

 PROGRAMMI
 :: Gennaio-Giugno 2010
 :: Ottobre - Dicembre 2009
 :: Gennaio-Giugno 2009
 :: Ottobre-Dicembre 2008
 :: Febbraio-Giugno 2008
 :: Ottobre 2007-Gennaio 2008
 :: Febbraio-Giugno 2007
 :: Ottobre 2006-Gennaio 2007
 :: Febbraio-Giugno 2006
 :: Ottobre 2005-Gennaio 2006
 :: Febbraio -Giugno 2005
 :: Ottobre 2004-Gennaio 2005
 :: Ottobre 2003-Gennaio 2004

 LINKS
 :: M.P.I
 :: U.N.L.A.

 Convenzioni UNLA-UCSA

 Esami CILS
 :: Sessione 6 Giugno 2008
 :: Esami CILS

© Università di Castel Sant'Angelo - All right reserved 2001-2007
Università di Castel Sant'Angelo - 2005
Sede Corso Vittorio Emanuele II, 217 - 00186 ROMA - Tel. 06.68804301; 06.6838984 Fax 06.68804302